Museo d’Arte
SANTA MARIA DELLE GRAZIE E CENACOLO VINCIANO
Non in abbonamentoSanta Maria delle Grazie
La visita inizia dalla splendida Basilica di Santa Maria delle Grazie, un capolavoro del Rinascimento la cui costruzione, avviata nel 1463, subì una metamorfosi radicale nel giro di trent’anni, trasformandosi nel gioiello architettonico che ammiriamo oggi.
Il nucleo originario del complesso risiede probabilmente nella Cappella della Vergine del Rosario (sul lato sinistro), voluta dal Vimercati per custodire un’immagine miracolosa della Madonna. Sebbene il convento fosse inizialmente intitolato a San Domenico, fu proprio il profondo legame simbolico con questa cappella a decretare il cambio di nome in “Santa Maria delle Grazie”.
L’evoluzione stilistica della chiesa è segnata dall’avvicendamento di due grandi maestri:
- Guininforte Solari: Il più celebre architetto della Milano quattrocentesca, che progettò una struttura a pianta longitudinale con cappelle laterali, solida e tradizionale.
- Donato Bramante: Chiamato da Ludovico il Moro per rinnovare l’edificio in chiave moderna, Bramante ne stravolse l’impianto. Demolì la parte absidale solariana per erigere una monumentale Tribuna: uno spazio cubico d’avanguardia sormontato da una maestosa cupola, che trasformò la chiesa in un organismo unitario e luminoso.
Il prestigio della Basilica spinse le più nobili famiglie milanesi a scegliere le sue cappelle come mausolei privati, arricchendole con opere d’arte di inestimabile valore, come le sculture di Antonello da Messina nella Cappella di Santa Caterina o gli affreschi di Gaudenzio Ferrari in quelle della Vergine Adorante e di Santa Corona.
Accessibilità e Servizi: La Basilica è all’avanguardia nell’accoglienza. All’interno si trova un pannello informativo con testi in italiano, inglese e Braille, completo di una pianta tattile a rilievo per l’orientamento. Tramite tecnologie QR Code e NFC, i visitatori con disabilità sensoriali possono inoltre accedere a contenuti multimediali dedicati.
Il Cenacolo Vinciano
A sinistra della facciata della Basilica si apre l’ingresso al Museo del Cenacolo Vinciano. Qui è custodito il capolavoro di Leonardo da Vinci, un’opera che, secondo la motivazione UNESCO, ha inaugurato una nuova era nella storia dell’arte.
Dipinta tra il 1494 e il 1497 per volere di Ludovico il Moro, l’Ultima Cena occupa la parete settentrionale di quello che era il refettorio del convento. L’intento di Leonardo era creare un’illusione di continuità: gli Apostoli dovevano apparire come commensali seduti accanto ai frati, una sensazione accentuata dal realismo quasi fotografico di stoviglie e vivande.
La tecnica e la luce
Ciò che rende l’opera eterna è lo studio magistrale della prospettiva e della luce. Tre finestre sullo sfondo aprono lo spazio verso un paesaggio luminoso, creando un controluce che modella le figure.
A differenza dei suoi contemporanei, Leonardo non scelse l’affresco. La sua ricerca della perfezione mal si conciliava con la rapidità d’esecuzione richiesta dall’intonaco fresco. Optò per una tecnica sperimentale a tempera grassa su gesso, che gli permise di lavorare con lentezza meticolosa, curando ogni dettaglio e apportando continui ripensamenti. Questa scelta, tuttavia, si rivelò fragile: la pittura iniziò a deteriorarsi precocemente.
Conservazione e Visita
Dopo un restauro ventennale conclusosi nel 1999, che ha riportato in luce i frammenti originali, il Cenacolo è oggi protetto da un sofisticato sistema di purificazione dell’aria. Per preservare questo delicato equilibrio, l’accesso è limitato a 25 visitatori ogni 15 minuti.
Una curiosità artistica: Sulla parete opposta all’Ultima Cena si trova la Crocifissione di Giovanni Donato da Montorfano (1495). La contrapposizione delle due opere permette al visitatore di abbracciare, in un unico sguardo, l’inizio e il compimento della Passione di Cristo.








