09 Settembre 2022

Il Quarto Stato alla GAM di Milano

Opera emblematica dal punto di vista artistico, tecnico e sociale, Il Quarto Stato è il capolavoro di Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907). La scena, ambientata in una piazza del paese natale del pittore, rappresenta la protesta di un gruppo di lavoratori, la cui marcia verso un futuro luminoso rivendica la forza coesiva e la dignità del lavoro da cui deve partire il riscatto del popolo.
È un quadro monumentale a cui Pellizza lavora tra il 1898 e il 1901,  anni caratterizzati da scioperi, proteste e rivendicazioni della classe operaia, di cui la pittura si fa portavoce.

La realizzazione del dipinto richiese al pittore un lungo periodo di studio durato dieci anni. Si conoscono infatti tre versioni precedenti: Ambasciatori della fame (1892), Fiumana (1895) e Il cammino dei lavoratori (1899) prossimo all’opera definitiva, che il pittore, ispirato dagli scritti di Jean Jaurès sulla Rivoluzione francese, intitolerà Il Quarto Stato.

Presentato al pubblico alla Quadriennale di Torino del 1902, il dipinto rimase invenduto, ma divenne in breve un simbolo celeberrimo e riprodotto. Nel 1920, nel clima incandescente del Biennio Rosso, Il Quarto Stato raggiunse Milano in occasione di una mostra monografica alla Galleria Pesaro. Il clamore suscitato fu tale da promuovere una sottoscrizione pubblica per assicurare la tela alla città, trovando collocazione nella sala della Balla del Castello Sforzesco per poi passare alla Galleria d’Arte Moderna nell’attuale sede della Villa Reale.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il dipinto fu trasferito a Palazzo Marino, sede del municipio, come simbolo della conquista della democrazia e della riappropriazione dei diritti. Non a caso nel 1979 sarà scelto da Bernardo Bertolucci per l’inizio del film Novecento.
Riscoperto come capolavoro della pittura italiana contestualmente al fiorire degli studi sul Divisionismo e all’esposizione a Londra e Washington, nel 1980 il dipinto tornò nelle sale del museo. Dopo una parentesi di un decennio, durante il quale ha segnato l’incipit isolato e spettacolare del nuovo Museo del Novecento aperto nel 2010, il monumentale capolavoro è ritornato alla Galleria d’Arte Moderna nel luglio 2022.

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